-WORK IN PROGRESS-

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mercoledì 18 gennaio 2012

Il mio 2011 in musica - pt.1 - NOMI NUOVI

In ritardo (e contrariamente alle mie abitudini) ecco che me ne esco con una lista guardando indietro al mio 2011 musicale...potrebbero seguirne altre...ma potrei anche smettere di scrivere tutto d'un tratto...

Il 2011 è stato un anno decisamente rivolto verso panorami sempre più elettronici (con particolare attenzione, come si vedrà, al bosco e al sottobosco musicale inglese).
Qui ci starebbe bene una lunga digressione sul concetto di musica, ma preferisco rimandarla a quando avrò voglia di scrivere un bel post logorroico; per ora mi limito a constatare come tutti i gruppi in questione condividano l'aspetto della ricerca timbrica (ormai uno dei più importanti in assoluto quando si parla di musica contemporanea), seppur in maniere e con risultati differenti tra loro...

Le 5 Rivelazioni
Nomi scoperti nel 2011 (che, nel corso dell'anno, abbiano rilasciato almeno un nuovo disco)
in ordine sparso (perchè sono pigro.)

- James Blake
Quello inglese è al momento uno dei panorami più in fermento nella scena europea, ed è proprio di Londra l'autore di quello che, secondo molti (incluso il sottoscritto), è uno dei migliori dischi dell'anno.
James Blake (nome dell'autore ET del disco) è stato etichettato come "post-dubstep", nuova e lacunosa definizione che accomuna artisti, a volte anche piuttosto distanti tra loro, in base a una presunta comunità d'intenti. A mio avvisto ci si sta semplicemente accorgendo che l'"elettronica", prima - e più - che un genere, è un approccio alla musica, che accomuna la stragrande maggioranza dei generi divenuti fortunati negli ultimi 10-20 anni; così, a mio avviso, "James Blake" non è un disco 'post-dubstep', quanto un disco di black music aggiornata all'era del minimalismo elettronico.
Cantante e tastierista (e si sente!) Blake costruisce delle armonie sorprendenti mantenendo l'equilibrio tra pochissimi elementi; timbricamente (ma suppongo sia una questione di gusti personali) trovo che questo sia il disco più sorprendente dell'anno; il minimalismo di Blake è a subito messo in risalto e portato alle sue estreme conseguenze; i pezzi sono costituiti da riff e loop scarni, che si inseguono e si danno il cambio, sui quali viene ripetuta una strofa (o, a volte, una frase); il tutto è sostenuto da un uso ricercatissimo di synth e filtri.
La frammentazione dell'armonia in tanti timbri diversi e distanti tra loro, fornisce il contributo fondamentale nell'operazione di reinvenzione e ristrutturazione di sonorità derivate dalla black music più classica, in particolare da Soul e Gospel.
La voce è usata come ennesimo elemento timbrico da distorcere; posta il più delle volte al livello di qualsiasi altro strumento, perde il ruolo solitamente affidatole in contesti di musica pop (uso il termine in senso esteso) divenendo parte integrante della struttura armonica e dell'impasto sonoro del brano.
Il singolo "The Wilhelm Scream" è un esempio perfetto del minimalismo dell'autore, uno dei  pezzi più scarni, pulsanti e ben riusciti del disco; "I Never Learnt To Share" è invece la cifra stilistica di Blake, probabilmente il pezzo più sorprendente e ricercato di questo grande album.


Oltre l'LP omonimo, nel 2011 Blake ha sfornato ben due EP, il primo: "Enough Thunder", intraprende una strada meno sperimentale e più cantautoriale, dando più spazio a suoni più  comuni; vanta inoltre un buon featuring con Bon Iver; il secondo invece: "Love What Happened Here", sembra invece un'uscita casuale, 3 tracce piuttosto mediocri di cui si poteva fare tranquillamente a meno!

Discografia:
- The Bells Sketch (EP) [2010]
- CMYK (EP) [2010]
- Klavierwerke (EP) [2010]
James Blake [2011]
- Enough Thuner (EP) [2011]
- Love What Happened Here (EP) [2011]





- St. Vincent
Al secolo Annie Erin Clarkcantautrice-polistrumentista americana che propone un avant-pop dal chiaro background prog-rock; 3 dischi che hanno spostato gradualmente le sue sonorità su una dimensione sempre più electro.
Se nel primo LP, "Marry Me", si era occupata di voce, chitarra, basso, piano, organo, moog, sintetizzatori, clavietta, xilofono, triangolo, percussioni e drum-programming, nell'ultimo si limita a voce chitarra e tastiere, rivendicando in particolare le sue radici da chitarrista e facendo dello strumento l'elemento trainante del disco, effettandolo fino a creare un'unica pasta sonora; risultato di questa ricerca è un convincente ibrido analogico-digitale.
I suoi pezzi, in continuo movimento, coniugano un electro-pop trascinante a variazioni e modulazioni da prog-rock, sorprendente l'uso abbondante di dissonanze e poliritmie, messe ulteriormente in risalto dal rapporto spesso contrappuntistico tra voce e musica.

Discografia:
- Marry Me [2007]
- Actor [2009]
- Strange Mercy [2011]


Notata in particolare grazie a questa piccolo sfoggio d'equilibrismo tra ballad eclettica e valzer:



- SBTRKT
Come James Blake, anche questo ragazzo è inglese, anche lui è al primo LP (anche questo dal titolo omonimo), anche lui viene etichettato come Post-dubstep.
Il disco [di] SBTRKT (che, in caso ve lo stiate chiedendo, non è altro che la parola SuBTRaKT privata delle vocali) è stato più volte accostato a quello di James Blake.
I due prodotti suonano in realtà in maniera ben distinta; tutt'al più si può dire che SBTRKT rappresenti l'altra faccia di Blake, quella più mainstream.
Tenendosi ben lontano dagli sperimentalismi del primo, SBTRKT - precedentemente noto come Aaron Jerome, autore del disco "Time to Rearrange", del 2008 - ha messo su un progetto di impronta più schiettamente elettronica rispetto a quello di Blake; dove il succitato cantante\compositore gioca con l'elettronica per riaggiornare un 'dizionario musicale' che esula dal genere, il DJ\Produttore usa l'elettronica per rielaborare l'elettronica stessa.
Il disco passa per i generi fondamentali dell'elettronica contemporanea - dalla 2step alla dance al dubstep, sempre con un occhio a qualche sonorità "ottanteggiante" - riproponendoli per come digeriti dall'orecchio dell'autore e riaggiornando e uniformando il tutto al suono dell'era post-dub.
Il disco è assolutamente easy listening, come si è detto, si tiene lontano da sperimentalismi di sorta e mostra un uso più canonico delle voci, qui tutte degli ospiti: Sampha (co-compositore di molte tracce), Little Dragon, Jassie Ware e Roses Gabor.
E' un'alternarsi di brani nei quali si passa da atmosfere dark\notturne ad atmosfere da club, passando per parentesi più radio-friendly e per altre più 'solenni'.


Discografia:
(Aaron Jerome)
- Time to Rearrange [2008]
(SBTRKT)
- 2020 (EP) [2011]
- SBTRKT [2011]





- Chase and Status
Ancora Londra, questa volta per via di Chase & Status, una delle realtà di maggior rilievo nel panorama elettronico, inglese e non solo.
Ad essere onesti, l'ultimo disco del duo, "No More Idols", uscito nel 2011, non è neanche lontanamente all'altezza del debutto "More Than A Lot", del 2008, ma è comunque un buon disco.
Non mi sento di stare bestemmiando quando dico che "More Than A Lot" sia riuscito a ridefinire un suono, partendo dalla D'n'B per approdare al Dubstep (che è solo D'n'B rallentata?), e che C&S arricchiscono ulteriormente con contaminazioni omni-direzionali, verso l'hip hop e il funk, l'acid house, la jungle, e così via, passando anche per qualche parentesi più esotica (si pensi alla dubstep orientalizzata di Eastern Jam, della quale, per la cronaca esiste anche una versione alternativa con featuring di Snoop Dogg).
Il secondo episodio, cadendo nel tranello di d'n'bdubstep, generi costantemente a rischio di ripetitività (specie il secondo) è più prevedibile e piatto del primo, pur non mancando di consegnare la sua quantità di brani più o meno vincenti.
Notevoli anche i remix del gruppo, su tutti il più noto è probabilmente quello di "No Good", che ha restituito nuova vita al brano, altrimenti piuttosto trascurabile, di Plan B.
"Vedere Chase & Status live" è stato aggiunto alla mia lista di cose da fare prima che sia troppo tardi!

Discografia:
- More Than a Lot [2008]
- No More Idols [2011]



- Dorian Concept
E, per finire, un artista che non ho ancora avuto modo di ascoltare in maniera completa e soddisfaciente, ma che è riuscito a colpirmi subito.
Dorian Concept (Oliver Tohmas Johnson), giovane musicista elettronico dai trascorsi pianistici, uno che la gavetta se l'è fatta in camera sua, fino a diventare un fenomeno e ad attirare l'attenzione della Ninja Tune, sembra essersi prefisso un obbiettivo: generare caos ordinato, programmato e programmatico, attraverso il quale erigere monumenti alla "nerd music". 
Synth e sample si inseguono, si frantumano, vengono troncati e distorti, si sommano, progressivamente si sovrappongono e, proprio quando sembrano sul punto di urlarsi sopra, all'improvviso divengono un tutt'uno perfettamente intelligibile. 
Questo carnevale di suoni da vita a ritmiche sorprendenti, tronche e in continua mutazione. 
La padronanza del mezzo è evidente, la struttura dei pezzi è molto curata e lascia qualche spiraglio a una linearità che li rende accessibili nonostante la bizzarria estetica; in questo groviglio di oscillatori e filtri riusciamo a distinguere linee melodiche e strutture armoniche.
Al 2011 risale il suo ultimo ep; il mio ascolto ha avuto inizio dai vari singoli e video youtube (in particolare quelli live da casa sua); catalizzata la mia attenzione è stato il turno del primo LP targato Ninja Tune: "When Planets Explodes" (fin'ora il disco che ho ascoltato meglio), seguito dall'ascolto dell'ultimo uscito "Her Tears Taste Like Pears"...ma ho ancora parecchia roba da recuperare; ad ogni modo l'impatto è garantito.

Discografia:
- Nouns and the Revelance of Wood (EP) [2005]
- Seek When Is Her [2006]
- A TrebleO Beat Tape (EP) [2008]
- Maximized Minimalization (EP) [2008]
- When Planets Explode [2009]
- Her Tears Taste Like Tears (EP) [2011]



...Da Tenere d'Occhio...
Ghostpoet
Ma torniamo in Inghilterra, dove, come si è visto, e come si sa, a dominare è la musica elettronica. Il dominio è così prepotente da riuscire a sporcare e trascendere qualsiasi suono un tempo estraneo all'elettronica.
Ghostpoet (Obaro Ojimiwe), è un rapper\produttore londinese che, uscendo quest'anno con il suo disco d'esordio "Peanut Butter Blues & Melancholy Jam", si è imposto subito all'attenzione degli appassionati.
Ghostpoet  può vantare una voce profonda, un flow avvolgente, lento e sofisticato e un evidente e ostentato rifiuto di atteggiamenti giovanilistici o modaioli.
E' con questo appeal che il rapper si divincola con scioltezza tra basi (di sua stessa creazione) che sintetizzano sonorità derivate dall'underground targato UK a un approccio figlio dell'hip hop del nuovo millennio.
Nonostante qualche ridondanza di troppo, il disco scorre bene, passando tra atmosfere notturne e fumose, scendendo sempre più a compromessi con sonorità pop, fino ad arrivare alla "deriva" pop-rock di "Liines" in chiusura.
Ascoltando i pezzi meglio riusciti, l'impressione è però, almeno in parte, quella dell'occasione sprecata; sarebbe infatti bastato poco a realizzare un disco molto più variegato, soprattutto per quanto riguarda certe basi.

Discografia:
-The Sound of Strangers (EP) [2010]
Peanut Butter Blues & Melancholy Jam [2011]




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